🔥 Si può ancora scalare la spesa per stufe a legna o a pellet - Il Sole 24 ORE

🔥 Si può ancora scalare la spesa per stufe a legna o a pellet - Il Sole 24 ORE

Le bollette del gas e del riscaldamento centrale a Verona non accennano a scendere, e molti condomini e proprietari di casa stanno tornando a guardare con interesse alle stufe a legna e a pellet. Sono soluzioni che danno calore vero, spesso più controllabile e meno dipendente dal mercato energetico. Ma c’è un nodo che blocca: si può ancora scalare la spesa? Vale a dire, è ancora possibile far pagare a tutti i condomini una parte delle spese per l’installazione di una nuova stufa o per la messa a norma della canna fumaria?

La risposta non è un semplice sì o no, e dipende da una serie di fattori tecnici, normativi e amministrativi. A Verona, come in tutta Italia, la norma UNI 10683 è il riferimento obbligato per le canne fumarie e i sistemi di evacuazione dei fumi. Ignorarla significa rischiare sanzioni, problemi di tiraggio, inquinamento indoor e, soprattutto, il diniego a scalare la spesa tra i condomini. Ma se la segui con attenzione, puoi trasformare un investimento personale in un vantaggio collettivo.

Quando la spesa non è più solo tua

Installare una stufa a pellet o a legna in un condominio di Verona non è come montare un condizionatore in casa propria. Se usi la canna fumaria comune, stai modificando un bene comune, e questo apre la porta a una domanda cruciale: perché dovrebbero pagare gli altri condomini?

Il principio è semplice: se l’intervento migliora la sicurezza, l’efficienza o la conformità della canna fumaria condominiale, allora una parte della spesa può essere ripartita. Ma solo se l’intervento è fatto secondo la norma UNI 10683, se è stato autorizzato dall’assemblea e se è stato presentato il giusto atto amministrativo (SCIA o CILA, a seconda dei casi). Se invece si tratta di una modifica puramente personale, senza vantaggi per il condominio, la spesa resta sulle tue spalle.

Il rischio di tiraggio basso e fumi in casa

Una canna fumaria non a norma a Verona non è solo un problema burocratico: è un rischio concreto. Tiraggio insufficiente, fumi che rientrano in casa, fuliggine che si accumula nei condotti, inquinamento indoor. Soprattutto in inverno, quando le temperature esterne sono basse e la differenza di pressione tra interno ed esterno è minima, una canna fumaria non coibentata o mal dimensionata diventa un boomerang.

Questo è il punto che molti sottovalutano: una stufa a pellet o a legna efficiente non serve a nulla se il sistema di evacuazione dei fumi è vecchio, freddo o ostruito. A Verona, dove molti condomini hanno canne fumarie in mattoni o in acciaio non coibentato, il rischio di tiraggio negativo è alto, soprattutto nei piani bassi. E quando il tiraggio è basso, la stufa non brucia bene, consuma più pellet o legna e produce più inquinanti.

La svolta: UNI 10683 come strumento di risparmio

La norma UNI 10683 non è un ostacolo, ma un alleato. Definisce chiaramente le caratteristiche che deve avere una canna fumaria per essere sicura ed efficiente: diametro, altezza, coibentazione, materiali, distanze dai confini e dai piani. Seguirla significa garantire un tiraggio corretto, ridurre i consumi e, soprattutto, poter chiedere che parte della spesa sia ripartita tra i condomini.

Per esempio, se decidi di sostituire una vecchia canna fumaria in mattoni con un sistema in acciaio coibentato a doppia parete, non stai solo migliorando il tuo impianto: stai aumentando la sicurezza e l’efficienza dell’intero sistema condominiale. In questo caso, l’assemblea può deliberare che una quota della spesa (per esempio il 30–50%) venga ripartita tra tutti i condomini, in base ai millesimi o a un criterio condiviso.

Una storia vera: il condominio di Borgo Milano

In un condominio di Borgo Milano, a Verona, un residente ha installato una stufa a pellet senza toccare la canna fumaria comune. Dopo pochi mesi, ha avuto problemi di tiraggio, fumi in casa e una multa dal Comune per mancata conformità alla UNI 10683. L’amministratore ha bloccato l’uso della stufa e ha chiesto di sistemare la canna fumaria a sue spese.

Il proprietario ha deciso di non arrendersi. Ha coinvolto un tecnico specializzato in canne fumarie, ha fatto un progetto conforme alla UNI 10683 e ha proposto all’assemblea di sostituire la canna fumaria con un sistema in acciaio coibentato. L’intervento avrebbe migliorato la sicurezza per tutti e permesso a più condomini di usare stufe a legna o pellet in futuro.

L’assemblea ha approvato: il 40% della spesa è stato ripartito tra i condomini, il resto è rimasto a carico del promotore. Oggi il condominio ha una canna fumaria a norma, tiraggio ottimale e nessun problema di fumi in casa. E il proprietario ha recuperato una buona parte dell’investimento in bolletta e in valore immobiliare.

Prova: numeri e contesto veronese

A Verona, il costo medio di una canna fumaria in acciaio coibentato per un condominio di 4–6 piani si aggira tra i 6.000 e i 12.000 euro, a seconda della complessità e dell’accesso. Un intervento di sola pulizia e verifica può costare 300–800 euro, ma non basta se la canna è vecchia o non coibentata.

Una stufa a pellet efficiente, con classe energetica A+++, consuma in media 1–1,5 kg di pellet all’ora in regime continuo. A Verona, con un pellet a 0,40–0,50 euro al kg, il costo giornaliero per riscaldare un appartamento di 80–100 mq si attesta tra i 3 e i 6 euro al giorno in inverno. Rispetto al gasolio o al metano, il risparmio può essere del 20–35% su base annua, soprattutto se la canna fumaria è a norma e il tiraggio è ottimale.

Caso studio: famiglia in villa a San Bonifacio

Una famiglia in una villa a San Bonifacio, in provincia di Verona, spendeva ogni inverno circa 2.800 euro di metano per riscaldamento e acqua calda. Decisa a ridurre i costi, ha installato una stufa a pellet da 12 kW e ha fatto coibentare la canna fumaria esistente, portandola a conformità UNI 10683.

Interventi chiave: sostituzione della canna fumaria con tubo in acciaio inox coibentato, installazione di un sistema di tiraggio forzato, pulizia approfondita del camino e regolazione della stufa da parte di un tecnico certificato. Costo totale: 4.200 euro.

Dopo un anno, la spesa per il pellet si è attestata a 1.100 euro, con un risparmio netto di 1.700 euro rispetto al metano. In più, la casa è più calda, il tiraggio è stabile anche nei giorni di alta pressione e non ci sono più odori di fumo in casa. L’investimento si è ammortizzato in meno di tre anni, senza contare il valore aggiunto in termini di comfort e sicurezza.

Cosa fare subito: checklist operativa

Passo Cosa verificare
1. Verifica canna fumaria Stato, materiale, coibentazione, diametro, altezza rispetto al tetto.
2. Conformità UNI 10683 Presenza di progetto tecnico, rispetto di distanze, tiraggio, materiali.
3. Atto amministrativo SCIA o CILA presentata al Comune di Verona o del comune di competenza.
4. Assemblea condominiale Delibera che autorizza l’intervento e definisce la ripartizione della spesa.
5. Tecnico di fiducia Professionista specializzato in canne fumarie e norma UNI 10683, non solo un installatore generico.

Strumenti pratici per decidere

Prima di decidere se scalare la spesa, fai un check rapido: la canna fumaria è comune? L’intervento la rende più sicura o efficiente per tutti? È conforme alla UNI 10683? Se la risposta è sì a tutte e tre, hai buone carte per chiedere una ripartizione.

Prepara un mini-dossier per l’assemblea: foto della canna fumaria, stima dei costi, breve relazione tecnica che spiega i vantaggi per il condominio (sicurezza, efficienza, possibilità di usare stufe a legna o pellet in futuro). Usa un linguaggio semplice, ma con dati precisi: consumo di pellet, risparmio stimato, durata dell’intervento.

Per la canna fumaria condominio, richiedi sempre un certificato di conformità UNI 10683 e una relazione sul tiraggio. Non accontentarti di una semplice dichiarazione dell’installatore: serve un documento tecnico che regga in caso di ispezione o di contenzioso.

Consiglio tecnico finale: Non pensare alla canna fumaria come a un tubo da far passare in casa tua, ma come a un sistema condominiale di sicurezza. Se la metti a norma UNI 10683, la spesa non è più solo tua: è un investimento che aumenta il valore e la vivibilità dell’intero edificio, e che puoi legittimamente condividere con gli altri condomini.