🔥 Scaldarsi a legna è obsoleto? In 9 milioni di case sono installati apparecchi termici a biomassa. E le emissioni inquinanti continuano a diminuire grazie alle nuove tecnologie - il Dolomiti
La sera d’inverno a Verona, con la nebbia che si appoggia sui tetti e il freddo che si infila nei muri, tanti pensano ancora alla legna che crepita nel camino. È un’immagine forte, quasi romantica: calore, casa, famiglia. Ma c’è un’altra immagine che gira in testa a molti: quella di un impianto vecchio, fumoso, che inquina e che magari non rispetta più le regole. Così la domanda arriva spontanea: scaldarsi a legna è ancora una scelta sensata, o è solo un retaggio del passato?
La verità è che la biomassa non è sparita: in Italia ci sono quasi 9 milioni di case con stufe, camini o caldaie a legna o pellet. E non si tratta di un fenomeno marginale, ma di una parte importante del sistema termico nazionale. Quello che è cambiato, però, è il modo di usarla. Oggi non si tratta più solo di accendere un fuoco, ma di farlo in modo efficiente, pulito e soprattutto sicuro, soprattutto quando si parla di canne fumarie in condominio o di interventi in edifici storici.
Il problema: canne fumarie vecchie, tiraggio incerto e regole che cambiano
In molti condomini a Verona, soprattutto quelli costruiti negli anni ’60–’80, le canne fumarie sono ancora in mattoni pieni, non coibentate, spesso con sezioni ridotte o percorsi tortuosi. Il risultato? Tiraggio scarso, fumo che rientra in casa, fuliggine che si accumula e rischio di incendio. E quando qualcuno decide di installare una stufa a pellet o una caldaia a biomassa, si scontra con un sistema che non è stato pensato per quelle potenze e quei regimi di combustione.
Il problema non è solo tecnico: è anche normativo. A Verona, come in tutta Italia, chi installa un nuovo apparecchio termico a biomassa deve rispettare la norma UNI 10683, che definisce come devono essere progettate e realizzate le canne fumarie. Non si tratta di burocrazia fine a se stessa, ma di regole che servono a garantire tiraggio costante, sicurezza antincendio e riduzione delle emissioni. Ignorarle significa rischiare sanzioni, ma soprattutto mettere a rischio la salute e la sicurezza di tutti.
Quando il camino diventa un problema di condominio
Prendiamo un condominio di quattro piani in zona Borgo Milano. L’ultimo proprietario del tetto decide di installare una stufa a pellet per ridurre le bollette. La canna fumaria esistente è in mattoni, non coibentata, con un percorso verticale di 12 metri e due curve strette. Il tecnico avverte: il tiraggio non è sufficiente, la canna va sostituita o almeno rivestita con un sistema coibentato.
Il proprietario insiste: “Ma il camino c’è già, perché dovrei spendere migliaia di euro?”. Il risultato è che la stufa funziona male, produce fumo, si spenge da sola e crea tensioni con i vicini. A quel punto interviene l’amministratore, che chiama un progettista termico. La diagnosi è chiara: la canna non è conforme alla UNI 10683, il tiraggio è insufficiente e il rischio di fuliggine e incendio è reale. Serve una soluzione condivisa, non un ripiego improvvisato.
La soluzione: canne fumarie moderne e tecnologie pulite
La risposta non è eliminare la biomassa, ma modernizzarla. Oggi esistono sistemi di canne fumarie coibentate, in acciaio inox, con sezioni calibrate e percorsi ottimizzati. Questi sistemi garantiscono un tiraggio costante, riducono le emissioni e sono compatibili con stufe a pellet, camini chiusi e caldaie a legna di ultima generazione.
Per chi abita a Verona e provincia, la chiave è partire da una diagnosi precisa: valutare lo stato della canna fumaria esistente, verificare il tiraggio, controllare la coibentazione e capire se è possibile riutilizzare il vecchio percorso o se serve una nuova canna. In molti casi, soprattutto nei condomini, la soluzione più efficace è una canna fumaria collettiva coibentata, con uscita sul tetto e ramificazioni per ogni appartamento.
Un caso concreto: da stufa inefficiente a impianto conforme
Una famiglia di San Bonifacio decide di sostituire la vecchia stufa a legna con una caldaia a pellet. L’impianto esistente ha una canna fumaria in mattoni, non coibentata, con un percorso di 10 metri e una curva a 90 gradi. Il tecnico misura il tiraggio: 12 Pa, ben al di sotto del minimo richiesto per una caldaia moderna.
Intervento: viene installata una canna fumaria coibentata in acciaio inox, con sezione di 150 mm, percorso verticale diretto e uscita sul tetto con cappello antivento. Viene presentata la SCIA al Comune, con allegata la relazione tecnica conforme alla UNI 10683. Risultati: tiraggio portato a 22 Pa, consumo di pellet ridotto del 18% rispetto alle stime, emissioni di polveri sottili dimezzate rispetto al vecchio impianto.
Prova: numeri che raccontano una rivoluzione silenziosa
Secondo i dati più recenti, in Italia ci sono circa 9 milioni di unità abitative con apparecchi termici a biomassa. Di questi, oltre il 60% sono stufe a pellet di ultima generazione, con emissioni di PM10 e CO ben al di sotto dei limiti di legge. Le emissioni medie per kWh prodotto sono scese del 30–40% negli ultimi dieci anni, grazie a bruciatori più efficienti, controlli elettronici e canne fumarie progettate correttamente.
A Verona, in particolare, si registra un aumento delle richieste di sostituzione di vecchi camini aperti con stufe a pellet e camini chiusi, spesso accompagnate da interventi sulle canne fumarie. Molti interventi riguardano condomini, dove la coibentazione della canna e la conformità alla UNI 10683 sono diventate priorità per evitare problemi di tiraggio e di sicurezza.
Cosa fare subito: checklist per chi abita a Verona
| Passo | Cosa verificare / fare |
|---|---|
| 1. Valutazione canna fumaria | Controllare se la canna è coibentata, se ha sezione adeguata e se il percorso è diretto e senza curve strette. |
| 2. Misura del tiraggio | Fare misurare il tiraggio in Pa con strumento specifico, in condizioni di funzionamento reale. |
| 3. Conformità UNI 10683 | Verificare che la canna fumaria sia progettata e realizzata secondo la norma, anche in caso di riutilizzo di canne esistenti. |
| 4. SCIA e documentazione | Presentare la SCIA al Comune con relazione tecnica, soprattutto in condominio o in edifici storici. |
| 5. Manutenzione ordinaria | Pulizia annuale della canna fumaria e controllo dello stato di usura, soprattutto in presenza di condensa acida. |
Strumenti pratici per decidere bene
Se abiti a Verona e stai valutando un intervento su canne fumarie o su un impianto a biomassa, puoi usare questo schema semplice:
- Chiedi al tecnico di misurare il tiraggio in Pa, non solo di “vedere se tira”.
- Verifica che la canna fumaria sia coibentata, soprattutto se passa in ambienti non riscaldati o in spazi comuni.
- Richiedi una relazione tecnica che citi esplicitamente la UNI 10683, anche se non devi allegarla al Comune in tutti i casi.
- Se sei in condominio, coinvolgi l’amministratore fin dall’inizio: la canna fumaria è un elemento comune e ogni intervento deve essere condiviso.
- Preferisci stufe a pellet o camini chiusi di classe energetica alta, con controlli elettronici e basso impatto emissivo.
Consiglio tecnico finale: Prima di scegliere la stufa o la caldaia, progetta la canna fumaria: un impianto a biomassa moderno funziona bene solo se il tiraggio è stabile, la canna è coibentata e il percorso è semplice. A Verona, dove le vecchie canne in mattoni sono ancora diffuse, spesso conviene investire sulla canna prima che sull’apparecchio: così il calore è più pulito, più sicuro e dura di più. 🔧