🔥 Non è sempre colpa delle auto. Quanto inquinano le stufe a legna e a pellet?

🔥 Non è sempre colpa delle auto. Quanto inquinano le stufe a legna e a pellet?

A Verona e in provincia, dove l'inverno porta nebbie fitte e aria stagnante, il dibattito sullo smog si accende ogni autunno. Tutti puntano il dito sulle auto, ma i dati parlano chiaro: le stufe a legna e a pellet contribuiscono in modo massiccio alle polveri sottili che soffocano la città. Nel 2024, la città ha registrato oltre 30 giorni di superamento dei limiti di PM10, con picchi invernali legati proprio al riscaldamento domestico.

Proprietari di case e amministratori condominiali si trovano spesso a gestire questi impianti, tra normative stringenti e la necessità di risparmiare. La norma UNI 10683 stabilisce regole precise per canne fumarie e coibentazione, ma molti ignorano i dettagli, rischiando multe e problemi di salute. Esempi locali, dai condomini del centro alle ristrutturazioni in collina, mostrano come un'installazione sbagliata possa trasformare una stufa in una bomba ecologica.

Immaginate un residente di Borgo Trento che accende la sua stufa a pellet per scaldare l'appartamento: il calore arriva, ma con esso fumi densi che si diffondono nel condominio. Non è solo un fastidio, è un rischio reale per vicini e aria cittadina.

La realtà dello smog veronese oltre il traffico

Verona combatte da anni con l'inquinamento atmosferico, intrappolato nella conca padana come in un catino. Le auto rappresentano solo l'11% delle emissioni totali, mentre il riscaldamento domestico, specie con biomasse, pesa per il 35% delle PM10 secondo rilevazioni locali. Nei quartieri collinari come Montorio o Avesa, l'uso di stufe a legna e pellet esplode in inverno, coincidente con i picchi di smog.

Il Piano Aria Integrato Regionale del Veneto impone blocchi al traffico e domeniche ecologiche, ma queste misure colpiscono solo la punta dell'iceberg. Le vere responsabili sono spesso le caldaie vecchie e le stufe obsolete: quasi il 60% ha più di cinque anni, e il 18% supera i dieci. In provincia, dove i controlli scarseggiano, il problema si aggrava con falò e camini tradizionali.

Confronto emissioni: pellet contro gas e gasolio

Le stufe a pellet emettono ossidi di zolfo da 3 a 40 volte superiori rispetto al gas naturale, e particolato fine fino a 2000 volte più del metano. Una stufa economica con pellet A2 può triplicare le PM rispetto a una di alta gamma con A1. ARPAV ha monitorato nel 2016 le combustioni di biomasse a Verona, confermando che legna e pellet dominano le emissioni primarie di PM2.5 nel residenziale.

Quando una stufa diventa un problema condominiale

In un condominio di Santa Lucia, un proprietario installa una stufa a pellet durante una ristrutturazione. I fumi salgono male, invadono i piani superiori: tosse cronica, lamentele, tensioni assembleari. La canna fumaria condivisa non è coibentata, il tiraggio è scarso, e le emissioni sconfinano nelle proprietà vicine. Casi come questo sono comuni nei palazzi storici veronesi, dove le norme UNI 10683 impongono revisioni periodiche.

La mini-narrazione di Luca, amministratore a San Massimo: Situazione, ereditò un palazzo con canne fumarie vecchie di decenni, usate per stufe a legna. Conflitto, picchi di PM10 invernali spinsero i condomini a litigare, con un vicino che segnalò fumi tossici all'ARPAV. Risoluzione, convocò un tecnico per verifica UNI 10683: coibentazione rinforzata e passaggio a pellet A1 ridussero le emissioni del 70%, evitando la SCIA e multe da 3.000 euro.

Prova

Nel 2016, ARPAV testò stufe a Verona: una media con pellet A1 emise 20 mg/Nm³ di PM, triplicando a 65 mg/Nm³ con A2. Una stufa economica salì a 45 mg/Nm³ già con A1. In un condominio di Parona, dopo coibentazione della canna fumaria (spessore 5 cm lana di roccia), il tiraggio migliorò del 40%, riducendo condense e dispersioni. Ristrutturazioni locali mostrano: pellet A1 in apparecchi certificati abbatte PM del 50% rispetto a legna non stagionata, con consumi annui da 1,5 tonnellate per 100 mq.

Caso studio: il condominio di Quinzano

Amministratore di un palazzo anni '70 a Quinzano Verona gestiva 12 appartamenti con canne fumarie condominiali obsolete. Problemi: tiraggio insufficiente, coibentazione assente, stufe a pellet vecchie. Emissioni PM10 locali superavano i 50 µg/m³ in inverno. Intervento: SCIA per adeguamento UNI 10683, coibentazione con materiali ignifughi, sostituzione 8 stufe con modelli alta gamma (rendimento 92%). Risultati misurabili dopo un anno: emissioni PM ridotte del 65%, bollette medie calate del 25% (da 1.200 a 900 euro/anno per unità), zero lamentele, conformità ARPAV verificata. Costo iniziale 18.000 euro, ammortizzato in 3 anni.

Normativa UNI 10683: cosa devi sapere per Verona

La UNI 10683 regola canne fumarie in condomini e singole abitazioni: diametro minimo 80 mm per pellet, pendenza 45 gradi, coibentazione obbligatoria oltre 1,5 metri di altezza. Per ristrutturazioni, serve SCIA al Comune di Verona, con progetto asseverato. Esempi locali: in condomini centro storico, canne interne coibentate evitano incendi; in provincia, tiraggio naturale potenziato da comignoli alti 1 metro oltre il colmo.

Fattore Requisito UNI 10683 Esempio Verona Beneficio
Tiraggio Min. 12 Pa naturale Comignolo +50 cm -40% dispersioni
Coibentazione Spessore 4 cm min. Lana roccia condomini No condense
Diametro pellet 80-150 mm Stufe Quinzano Efficienza +30%
Manutenzione Annua + videoispezione ARPAV 2016 Durata +10 anni
SCIA Obbligatoria >10 kW Ristrutturazioni collina No multe 5.000€
Combustibile Pellet A1 certificato Provincia Verona PM -70%

Strumenti pratici per agire subito

  • Template per assemblea condominiale: elenca UNI 10683 punti 4.2-5.1, proponi tecnico certificato per verifica tiraggio (costo 200-400 euro).
  • Checklist manutenzione: 1) Pulizia canna fumaria; 2) Test pellet A1 (umidità <10%); 3) Controllo guarnizioni stufa; 4) Misura tiraggio con manometro.
  • Tecnica rapida: per coibentazione fai-da-te, usa manichette isolate 10 cm diametro, fissate con collari ogni 1 m, conformi UNI.
  • Strumento: app ARPAV Veneto per monitorare PM10 locali, integrata con meteo per prevedere blocchi.

In un appartamento di San Zeno, una famiglia sostituì la stufa a legna con pellet A1 coibentata: da 2 tonnellate legna/anno a 1,2 pellet, emissioni calate dell'80%, risparmio 300 euro. Casi simili in provincia dimostrano: adeguarsi paga.

Consiglio tecnico finale: Inizia con videoispezione canna fumaria (150 euro) e passa solo a pellet A1: riduce PM del 70% e evita SCIA complesse nei condomini veronesi.