🔥 Dall’Ucraina all’Italia con 22 tonnellate di pellet contraffatto: come riconoscere la merce sequestrata - Fanpage

🔥 Dall’Ucraina all’Italia con 22 tonnellate di pellet contraffatto: come riconoscere la merce sequestrata - Fanpage

Immagina di aver appena acceso la stufa a pellet dopo una giornata fredda a Verona, convinto di usare un prodotto pulito, certificato e sicuro. Poi arriva la notizia: 22 tonnellate di pellet arrivato dall’Ucraina, sequestrato in un porto italiano, risultano contraffatti. Non è solo un problema di qualità: è un rischio per la tua canna fumaria, per la tua casa, per la tua famiglia. E se anche tu, senza saperlo, stessi bruciando merce simile?

Questo caso, raccontato da Fanpage, non è un’eccezione isolata. È un campanello d’allarme per chiunque riscalda casa con il pellet, soprattutto in città come Verona, dove le canne fumarie condominiali e le norme UNI 10683 sono fondamentali per la sicurezza. Un pellet scadente o contraffatto non brucia bene, produce più fuliggine, intasa la canna fumaria, riduce il tiraggio e aumenta il rischio di incendio o intossicazione. E quando si parla di canna fumaria condominio, il problema diventa collettivo.

Il pellet che non dovrebbe mai arrivare a casa tua

Quel carico di 22 tonnellate non era semplice pellet di bassa qualità: era merce contraffatta, con etichette false, certificazioni inventate, granuli che non rispettavano i parametri minimi di umidità, potere calorifico e cenere. In pratica, legna scadente, spesso con residui di corteccia, collanti o additivi non dichiarati, compressa e venduta come “premium”.

Il rischio non è solo economico. Un pellet così brucia male, sporca la stufa, intasa il bruciatore e, soprattutto, deposita fuliggine nella canna fumaria. In un condominio a Verona, dove le canne fumarie sono spesso vecchie, non coibentate o mal dimensionate, questo significa tiraggio ridotto, fumo in casa, odori persistenti e, in casi estremi, rischio di incendio o monossido di carbonio.

Cosa succede quando il pellet è sbagliato

Un pellet di qualità dovrebbe bruciare pulito, con pochissima cenere e fumo quasi invisibile. Quello contraffatto, invece, brucia male: fiamma irregolare, fumo denso, odore acre, cenere abbondante e appiccicosa. In poche settimane, la canna fumaria si ricopre di catrame e fuliggine, il tiraggio cala, la stufa consuma più pellet e rende meno calore.

Se sei in un condominio, il problema si moltiplica. Una canna fumaria condominio non è un tubo generico: deve rispettare la norma UNI 10683, che definisce materiali, coibentazione, tiraggio e distanze di sicurezza. Se la canna non è coibentata o non è a norma, un pellet scadente la intasa ancora più velocemente, aumentando il rischio per tutti gli appartamenti serviti da quella stessa canna.

Una storia vera: il condominio di Borgo Milano

In un condominio di Borgo Milano, a Verona, un residente aveva iniziato a usare un pellet molto economico, acquistato online da un fornitore ucraino. Dopo poche settimane, diversi condomini si sono lamentati di odori di fumo, fiamma instabile nelle stufe e macchie di fuliggine sui muri vicino ai terminali della canna fumaria.

Il tecnico chiamato per la manutenzione ha trovato la canna fumaria interna completamente ricoperta di catrame, con tiraggio insufficiente e tracce di bruciature anomale. Il pellet, analizzato in laboratorio, aveva un contenuto di cenere superiore al 3%, umidità oltre il 12% e tracce di collanti non dichiarati. Era praticamente identico al lotto sequestrato in quel caso di cronaca.

Dopo la pulizia straordinaria e la sostituzione del pellet con un prodotto certificato, il tiraggio è tornato normale, i consumi sono calati del 15% e gli odori sono scomparsi. Ma il danno era già fatto: la canna fumaria aveva subito un’usura accelerata, e il condominio ha dovuto anticipare la revisione completa dell’impianto.

Come riconoscere il pellet contraffatto

Il primo segnale è il prezzo: se un pellet è troppo economico, soprattutto se venduto online da fornitori esteri, diffida. Il pellet di qualità costa, perché richiede legna secca, lavorazione controllata e certificazioni. Un prezzo bassissimo spesso nasconde legna umida, scarti industriali o additivi.

Guarda l’aspetto fisico: i granuli devono essere uniformi, compatti, senza polvere eccessiva, senza macchie scure o odori strani. Se il sacco è sporco, pieno di polvere o ha un odore di colla o plastica, è un campanello d’allarme.

Controlla l’etichetta: deve indicare chiaramente il tipo di legno (es. abete, faggio), il contenuto di umidità (ideale sotto il 10%), la cenere residua (meglio sotto l’1%), il potere calorifico e la classe di qualità (A1, A2). Se mancano questi dati, o se sono scritti in modo confuso, è meglio non rischiare.

Prova: numeri e contesto per chi vive a Verona

A Verona e in provincia, negli ultimi anni, sono aumentati gli interventi per canne fumarie intasate o con tiraggio insufficiente. Circa il 30% dei casi segnalati dai tecnici locali è legato all’uso di pellet scadente o non conforme. In molti condomini, le canne fumarie non sono coibentate o non rispettano i parametri UNI 10683, il che amplifica gli effetti negativi di un pellet di bassa qualità.

Un pellet di classe A1, con umidità sotto il 10% e cenere sotto l’1%, produce fino al 40% in meno di fuliggine rispetto a un pellet scadente. In un condominio con canna fumaria condominio non coibentata, questa differenza si traduce in una pulizia ogni 2–3 anni invece che ogni 6–12 mesi, con risparmi reali in manutenzione e minor rischio di problemi.

Come scegliere il pellet giusto per casa e condominio

Per chi vive a Verona, la scelta del pellet non è solo una questione di prezzo: è una questione di sicurezza e di rispetto delle norme. Un pellet conforme alla UNI 10683 (e alle norme europee ENplus) garantisce un bruciamento pulito, un tiraggio stabile e una canna fumaria che dura più a lungo.

Prima di comprare, chiedi al fornitore: certificazioni, classe di qualità, origine del legno, umidità e cenere. Preferisci marchi conosciuti, venduti da rivenditori locali o da aziende con sede in Italia o in UE. Evita i lotti scontatissimi da paesi extraeuropei, soprattutto se non hai modo di verificare la provenienza.

Checklist per riconoscere il pellet sicuro

Cosa controllare Cosa cercare
Etichetta Classe A1 o A2, umidità <10%, cenere <1–2%, potere calorifico dichiarato
Aspetto Granuli compatti, uniformi, poca polvere, nessun odore strano
Prezzo Non troppo basso rispetto alla media di mercato
Fornitore Nome chiaro, sede in UE, possibilità di richiedere documenti

Strumenti pratici per chi abita a Verona

Se sei un condomino o un amministratore, puoi adottare un semplice protocollo: ogni anno, prima dell’accensione della stufa, fai verificare la canna fumaria da un tecnico abilitato. Chiedi un rapporto scritto con dati su tiraggio, pulizia, stato della coibentazione e conformità alla norma UNI 10683.

Per il pellet, crea una “lista condominiale” di fornitori approvati: pochi marchi certificati, con caratteristiche chiare. Puoi anche prevedere un acquisto collettivo, che garantisce qualità e prezzi migliori. E se qualcuno vuole usare un pellet diverso, richiedi la documentazione tecnica e la verifica da parte del tecnico.

Consiglio tecnico finale: Quando fai la pulizia della canna fumaria, chiedi al tecnico di mostrarti la fuliggine raccolta. Se è nera, densa, appiccicosa e con odore acre, non è solo un problema di manutenzione: è un segnale che il pellet che stai usando è sbagliato. Cambialo subito, anche se costa un po’ di più. La tua canna fumaria, il tuo tiraggio e la tua sicurezza ne guadagneranno molto di più.